Albert Fish, il Vampiro di Brooklyn

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Albert Hamilton Fish – 1903

Luogo omicidi:

New York

Periodo omicidi:

1924 – 1932

Vittime: 

15 vittime accertate, ha più volte dichiarato di aver ucciso più di 100 persone

Chi è:

Tutto quello che sappiamo su di lui ci è arrivato grazie alle dichiarazioni che ha lasciato al Dottor F. Wertham dopo l’arresto.

Albert Hamilton Fish nasce nel 1870 a Washington D.C. in una famiglia disagiata, il padre, capitano dell’esercito è l’unico che si salva. All’età di cinque anni il padre muore, così Albert viene mandato in un orfanotrofio dove i bambini vengono puniti con frustate e varie punizioni corporali.

Già in orfanotrofio scopre il piacere fisico provocato dal dolore come dimostravano le erezioni dopo le punizioni inflitte. Questo lo rendeva l’obiettivo preferito degli scherzi e delle prese in giro degli altri orfani.

Quando esce dall’orfanotrofio è ossessionato dal peccato e dal bisogno di espiazione tramite il dolore fisico.

A dodici anni inizia una relazione omosessuale con un garzone, nello stesso periodo inizia a praticare la coprofagia (ingerisce feci e urina) e a spiare i ragazzini nei bagni pubblici.

Inizia a fare il gigolò – “prostituta maschio” come dichiara in un’intervista – e altri piccoli lavoretti finché non scopre di essere bravo come decoratore di interni.

Quando ha ventisei anni si sposa con una ragazza diciannovenne da cui avrà sei figli verso i quali sarà sempre premuroso come qualunque genitore.

Nel 1903 viene arrestato, condannato e portato nel carcere di Sing Sing. Mentre è in carcere ha spesso rapporti sessuali con dei detenuti e la moglie lo lascia per un altro uomo portandosi via anche i mobili, lasciando al marito solamente un materasso per dormire. Una volta scarcerato scopre l’abbandono della moglie e inizia a sentire delle voci che gli fanno fare cose strane come avvolgersi in un tappeto.

Da quel momento comincia a commettere piccoli crimini, viene arrestato più volte e finisce in manicomio. Come ha dichiarato in seguito, molesta più di un centinaio di bambini sotto i sei anni.

Nello stesso periodo inizia a mostrare interesse verso la castrazione, tanto da tentare di castrare uno dei suoi amanti che, però, riesce a scappare, inoltre frequenta sempre più spesso bordelli dove veniva frustato e picchiato.

Nel 1910 aggredisce e uccide Thomas Bedden e accoltella un ragazzo disabile.

Qualche anno dopo Fish trova una bambina di quattro anni, Beatrice Kiell, che gioca nel giardino di casa sua e cerca di portarla via con una scusa banale, per fortuna i genitori della bambina riescono ad intervenire cacciando Albert.

A cinquantacinque anni inizia a mostrare chiari segni di pazzia, spesso si fa picchiare e frustare a sangue dai figli, si infila numerosi spilli nel perineo (lo spazio fra lo scroto e l’ano) e incendia pezzi di cotone che poi infila nell’ano.

Inizia ad avere anche allucinazioni a sfondo mistico in cui Cristo lo incita ad espiare i peccati del mondo usando le punizioni fisiche e i sacrifici umani. Questo tipo di allucinazione era comune nella famiglia Fish, infatti anche lo zio aveva una psicosi simile.

Nel 1928 Albert legge su un giornale un’inserzione in cui un diciottenne, Edward Budd, cerca lavoro e decide di presentarsi alla famiglia Budd come un industriale, Frank Howard, interessato ad assumere il ragazzo, l’aspetto di Fish è rassicurante, infatti ha i capelli ordinati e anche i baffi sono pettinati con cura. In seguito ha dichiarato che voleva castrare il ragazzo e lasciarlo morire dissanguato.

Mentre è in visita alla famiglia incontra la sorellina di Edward, Grace, che ha 10 anni. Dopo averla vista decide che l’obiettivo non è più il ragazzo, ma sua sorella, la bambina ha i capelli e gli occhi castani molto scuri, contrapposti ad una pelle chiara. Frank dopo aver raccontato una storia sulla sua famiglia, propone di portare Grace alla festa di compleanno della nipotina e la madre accetta sapendo che i due sarebbero tornati la sera stessa.

Non vedrà mai più sua figlia.

La famiglia Budd passa la notte in bianco non avendo più notizie dei due, il mattino seguente Edward denuncia la scomparsa alla polizia.

Le indagini dimostrano fin da subito che non esiste nessun Frank Howard, la città di New York viene tappezzata di volantini con la foto della bambina e una descrizione dell’uomo che l’ha portata con sé. I giorni passano, ma oltre a una serie lunghissima di false segnalazioni, non arrivano altre notizie.

La descrizione dell’uomo ricorda quella di un caso dell’anno prima.

 

Il caso è quello di Billy Gaffney, quattro anni, e un suo amico di tre anni che stavano giocando in giardino controllato da un ragazzino di dodici anni che deve allontanarsi per controllare la sorella che piangeva. Al suo ritorno i bambini non ci sono più così avvisa il padre di uno dei due bambini.

Dopo aver cercato a lungo i bambini, riescono a trovare il più piccolo sul tetto, ma nessuna traccia di Billy. Il bambino dice che l’amichetto è stato portato via dall’ “uomo nero”, questa dichiarazione non viene presa in considerazione e le ricerche continuano anche nei quartieri limitrofi. Dopo giorni di ricerche la polizia torna a parlare con il bambino per chiedergli altre informazioni, a questo punto il bambino descrive l’uomo che ha portato via l’amico. L’uomo descritto ha baffi e capelli grigi.

 

Oltre a questi due casi, ce n’è almeno un altro che avrebbe potuto essere collegato, è quello di Francis McDonnell, otto anni, che sparisce mentre sta giocando in cortile. Qui la testimone è la madre del bambino che vede un vecchio barbone che passeggia parlando da solo.

Quel pomeriggio Francis viene portato via mentre gioca con alcuni amici, nessuno si accorge della sua scomparsa fino a quando non si presenta a cena. Il padre di Francis è un poliziotto che comincia subito le ricerche di suo figlio che viene trovato in un bosco poco lontano con i vestiti strappati, strangolato dalle bretelle e preso a bastonate. La polizia non collega il vagabondo con l’aggressione vista la violenza con cui è stata fatta e ipotizza l’esistenza di un complice.

 

Tornando al caso Budd, passano sei anni senza che il caso venga risolto, ormai la famiglia ha perso le speranze. Poco per volta le forze impiegate dalla polizia diminuiscono, finché non rimane un solo detective sul caso, William F. King, che decide di tentare un’ultima mossa.

Nel novembre del 1934 fa pubblicare “Il mistero del rapimento di Gracie Budd, otto anni, risalente a sei anni fa, sta per essere risolto dagli investigatori” sperando di smuovere l’ego dell’assassino.

Non sbaglia, dopo dieci giorni la madre di Grace riceve una lettera, ma essendo analfabeta non riesce a leggerla (per sua fortuna).

Nessuno vuole e riesce a credere alla lettera, sembra troppo spaventosa per essere vera, eppure la calligrafia corrisponde a quella delle lettere mandate da Frank Howard alla famiglia Budd sei anni prima.

Fish commette un ulteriore errore, sulla busta c’è un emblema esagonale con le lettere N.Y.P.C.B.A. che indicano “New York Private Chauffeur’s Benevolent Association”, così gli investigatori decidono di far fare una prova di scrittura a tutti i membri dell’associazione sperando di trovare il colpevole.

Non ottenendo alcun risultato, la polizia è sul punto di lasciar perdere quando un custode confessa di aver rubato alcuni fogli e buste e di averli dimenticati in una casa, precisamente al 200 East della 52nd Street.

Arrivati sul posto, gli investigatori interrogano la proprietaria dell’edificio che identifica l’anziano che ha vissuto lì negli ultimi mesi. Il vecchio si fa chiamare Albert H. Fish e ha lasciato l’appartamento un paio di giorni prima. Anche questa volta la polizia è arrivata tardi e non è riuscita a prendere il killer, ma ormai manca poco.

A dicembre il datective King riceve una telefonata dalla proprietaria della casa che gli dice che Fish è tornato nell’appartamento cercando una lettera che aspettava prima della sua fuga.

La polizia non perde tempo e si precipita sul posto, quando irrompe nell’appartamento Albert sta bevendo una tazza di tè. Vedendo le forze dell’ordine, l’uomo tira fuori dalla tasca la lama di un rasoio, convinto di poter sconfiggere così gli uomini che vogliono arrestarlo. King riesce ad afferrarlo e ad arrestarlo.

Dopo l’arresto Fish confessa di aver decapitato la bambina con un seghetto e buttato gli scarti al di là del recinto della casa. Dopo la confessione, la polizia fatica a credere che un vecchio apparentemente indifeso possa aver commesso tutto quello che ha raccontato, così vanno a casa dell’assassino e trovano i resti della bambina.

Fish non mostra alcun segno di rimorso nei confronti della famiglia durante il faccia a faccia.

La polizia decide di non chiedere del cannibalismo per non facilitare la difesa che si sarebbe sicuramente giocata la carta dell’infermità mentale.

Mentre è in prigione, l’autista di un tram lo riconosce e racconta di averlo visto con un bambino, che si scoprirà essere Billy Gaffney.

Confessa di Billy, raccontando come l’aveva torturato, ucciso, cucinato e mangiato e buttato gli scarti in sacchi di patate con dei sassi in un fiumiciattolo.

Anche una ragazza dice di aver riconosciuto Fish come l’uomo che aveva avvicinato Francis McDonnell. Un altro dice di averlo visto con Mary O’Connor, una quindicenne scomparsa e ritrovata in una casa in cui Albert aveva lavorato come decoratore.

È chiaro a tutti che ormai Albert Fish può scampare la pena di morte solo in caso di infermità mentale, così viene esaminato dal Dott. Fredric Wertham che lo definisce come una una personalità psicopatica e paranoica, con una sessualità malata e tendenze sado-masochistiche. Dichiara inoltre che è influenzato dalla religione e ossessionato dalla punizione fisica.

L’assassino racconta la sua vita e gli omicidi, dice che ha ucciso più di cento bambini e molestati più di quattrocento. Preferisce gli afro-americani perchè attirano meno l’attenzione della stampa e delle forze dell’ordine. Durante i colloqui con lo psichiatra Fish è tranquillo, si capisce la sua eccitazione solo dal luccichio degli occhi.

Parla anche della sua mania di infilare degli spilli nella zona pelvica sia sua che dei bambini. I dottori non riescono a credere alle sue parole e decidono di fargli una radiografia scoprendo che ha ancora in corpo 29 spilli.

Nonostante i medici lo dichiarino malato di mente, nel 1935 il processo comincia e fin da subito si pensa che Fish verrà condannato. Durante le deposizioni resta distaccato e l’unica volta che parla, chiede al suo avvocato di salvarlo perchè Dio ha ancora molto lavoro per lui.

Dopo dieci giorni Fish viene ritenuto colpevole di quindici omicidi, sospettato di altri cento e per questo condannato alla sedia elettrica. I giornali scriveranno che dopo la lettura della sentenza Fish, commosso, ha ringraziato il giudice.

Il 16 gennaio Albert Hamilton Fish viene giustiziato sulla sedia elettrica. Gli inservienti hanno raccontato che li ha ringraziati perchè la scossa elettrica era l’unico piacere sedo-maso che gli mancava.

Ci vollero due scosse, durante la prima gli spilli mandarono in tilt la sedia, teoria smentita in quanto gli aghi non potevano influire sul funzionamento.

Alcuni testimoni raccontano che non è successo niente di diverso da qualsiasi altra esecuzione.

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